Fondo libretti - Conservatorio di musica di Padova

Belfagor

BELFAGOR/ COMMEDIA LIRICA IN UN PROLOGO, DUE ATTI, UN EPILOGO/ dalla COMMEDIA di ETTORE LUIGI MORSELLI/ LIBRETTO di CARLO GUASTALLA/ PER LA MUSICA DI OTTORINO RESPIGHI/ ripristino 1947/ G. RICORDI & C. - MILANO

Type
Opera  
Carte
76  
Dimensioni
14 x 19 cm  
Editore
Ricordi G. & C.  
Stampa
Milano, 1923, ripristino 1947  
Segnatura
LIBRETTI/ BUSTA 70/ 6  
Libretto
Guastalla Claudio  
Musica
Ottorino Respighi  
Atti
4 (prologo, 2 atti, epilogo)  
Scene
--  
Personaggi Interpreti
L'ARCIDIAVOLO BELFAGOR (al secolo Signor IPSILONNE): Baritono; MAESTRO MIROCLETO, unguentario emerito e speziale: Basso; LA SUA CONSORTE, MADONNA OLIMPIA: Mezzosoprano; LE LORO FIGLIUOLE: CANDIDA: Soprano; FIDELIA: Soprano; MADDALENA: Soprano; IL MARINAIO BALDO: Tenore; L'ARCIPRETE DON BIAGI: Basso; LA SUA SERVA MENICA: Mezzosoprano; DUE VAGABONDI: UN VECCHIO; Basso; UN RAGAZZO: Soprano; IL MAGGIORDOMO DEL SIGNOR IPSILONNE
 
Cori Comparse
Gli invitati; i paesani; tre cameriere; il Barone di  Miramonti; Il Conte di Valfiorita; Alichino e altri servi  
Luogo
In un piccolo paese del litorale toscano. Quando non tutti i diavoli portavan corna.  
Mutamento Scene
PROLOGO: La piazzetta di un piccolo paese del litorale toscano. A destra, su tre gradini, un'antichissima facciata di chiesa con il campanile da un lato e dall'altro la casa del prevosto. A sinistra la casetta dello speziale, con il portoncino a due battenti e sul fianco una finestra munita di inferriata. In fondo un muricciolo interrotto dalla scala che discende alla marina. Nel mezzo della piazza una fontana con vasca adorna di mostri. Notte: una pallida alba lunare illumina quel poco orizzonte che si vede, ma la piazzetta è nel buio profondo, rotto appena, e per breve tratto, da un lampione infisso nell'angolo di sinistra. Baldo sguscia guardingo da destra, ansando; nel passare davanti alla chiesa si segna; traversa a passi di lupo, s'acquatta presso alla finestra della casetta dello speziale. Dopo un momento apparirà dietro l'inferriata Candida.
ATTO I: Una specie di strana sala un po' da pranzo e un po' da ricevere e che serve poi anche da cucina e da laboratorio farmaceutico nel lato destro, dove un arco largo e basso mostra l'interno della minuscola bottega dello speziale. Se ne vedono: la porta in fondo che da sulla piazzetta; una controporta vetrata con la scritta Maestro Mirocleto Unguentario Emerito: il banco di vendita quasi sotto l'arco; e una finestra con inferriata a destra. La grande stanza è molto ordinata e pulita sul lato sinistro, sebbene la credenza in fondo, la tavola da pranzo e le seggiole nel mezzo, e un divano e poltrone sul davanti siano di aspetto assai povero. Invece il lato destro è disordinatissimo e sudicissimo: vi si ammucchiano mortai, bilance, storte, bacili, vasi, barattoli, scatole, serviziali, torchi, trepiedi, mucchi d'erbe secche e altri arnesi d'ogni sorta, fin sul davanzale d'una seconda finestra, fin sulla pietra del camino dove si mischiano stranamente laboratorio e cucina.Nell'angolo sinistro una vecchia scala di legno conduce al piano superiore. Nella parete sinistra un uscio. Sul davanti, a destra, presso il camino, una botola per la quale suìi scende in cantina. E' mattino alto. Candida è intenta a mettere in ordine la bottega, quando entra da sinistra Olimpia.
ATTO II: Sala ottagonale nel castello del Signor Ispilonne. Nel primo lato (a sinistra dello spettatore) una porta d'accesso alle stanze di Candida; accanto alla porta un'ampia poltrona profonda; poi, verso la ribalta, altre due poltrone e un tavolinetto con sopra una scacchiera e un piccolo specchio. Nel secondo lato termina una loggia aperta, illuminata da torce: si intravvedono grandi chiome d'alberi e il mare lontano. Alla loggia di deve accedere anche dalle stanze di Candida. Il terzo lato è tutto a vetrate: al di là grandi sale da ballo folgoranti di luce. Nel quarto lato un magnifico camino con sopra una pendola d'oro, e dinnanzi al camino altro tavolinetto e altre comodissime poltrone; sul tavolino tre bottiglie, una delle quali già vuota, e un enorme pezzo di dolce. In ogni angolo un alto candelabro lucente, massiccio, con le candele accese:tutto nella sala è ricco, sfarzoso, sovraccarico d'oro, di ricami, di ornamenti barocchi. Si udranno voci alte e irose e un fracassio di cristalli. Poi, mentre si apre il velario, si vedranno uscir dalle stanze di Candida tre cameriere vestite di rosso, con volti di bragia, e accorrere contro il Signor Ipsilonne: gracidano confusamente alcun che in una lingua incomprensibile, fan gesti come per esprimere una ben ferma decisione e se ne vanno dal fondo in gran furia, come sono venute. Il signor Ipsilonne, agitatissimo, le accompagna con le braccia protese e con un rabbioso grido.
EPILOGO: La piazzetta, come nel prologo. Sulla gradinata della chiesa è sdraiato un vagabondo dalla spessa barba grigia, ravvolto in un gran mantello e col cappuccio fin sugli occhi. Sopraggiungono Candida e Baldo seguiti da due giovani compagni: Baldo picchia alla porta della casa del prevosto, fin che s'apre la finestra e s'affaccia, rabbuffata e sonnolenta, Menica.  
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