Fondo libretti - Conservatorio di musica di Padova

Arcangelo, L'

GUIDO GUERRINI/ L'ARCANGELO/ LEGGENDA DRAMMATICA PER MUSICA/ (da " LA LEGENDE DES SI√ąCLES" de V. Hugo)/ F. BONGIOVANNI - EDITORE/ BOLOGNA

Type
Opera  
Carte
22  
Struttura Frontespizio
Copertina in cartoncino rosa  
Dimensioni
13,6 x 20,6 cm  
Editore
Bongiovanni F.  
Stampa
Bologna, 1928  
Segnatura
LIBRETTI/ BUSTA 62/ 5  
Libretto
Guerrini Guido  
Musica
Guerrini Guido  
Atti
3  
Scene
I, 1; II, 1; III, 1  
Personaggi Interpreti
LE PERSONE DEL CASTELLO: FABRIZIO, marchese d'Albenga, Baritono; ISORA DI FINALE, sua nipote, Soprano; RANUCCIO, nipote di Giovanni, Tenore; GIOVANNI, Maestro d'armi, Baritono; IPPOLITO, Maestro d'armi, Baritono; UN SACERDOTE, Tenore; L'ABATE FRANCESCO, aio, Tenore; UN MARINAIO, Tenore; TRE SERVI, Tenore, Baritono, Tenore; TRE ANCELLE, Soprani/ LE PERSONE DELLA CORTE DI RATBERTO: RATBERTO IMPERATORE, CONTE D'ARLES, Basso; IL DUCA, Basso; IL CARDINALE, Tenore; UN MESSO, Tenore; UN ARALDO, Tenore  
Cori Comparse
LE PERSONE DEL CASTELLO, Cori: Ancelle; Soldati; Servitori; Fanciulle / Comparse: Servi e gente d'arme e di mare; Ancelle; Gente del contado; Gente del feudo; Popolani; ecc - LE PERSONE DELLA CORTE DI RATBERTO: Cori: Soldatesca di Ratberto; Popolo; Voci eteree / Comparse: Servi; Ancelle; Soldati di lancia e di spada; Lanzi; Soldati germanici; Valletti e vessilliferi; Adolescenti greci; Cortigiane; Danzatrici / Parti mute: una staffetta; un corriere; un carnefice; un negro  
Luogo
A Finale Ligure, nel castello degli Albenga, intorno al 1100.  
Mutamento Scene
I: La corte del castello degli Albenga, che è a picco sul mare. A destra il ponte levatoio. In fondo, il muro di cinta, merlato, con tre grandi archi attraverso i quali s'intravvede il mare. A sinistra lo scorcio del mastio, con la porta grande che immette nell'interno e, più prossima, la porta che dà accesso alla cappella. Sull'arco dell'ingresso è la statua dell'Arcangelo Gabriele, protettore del casato. Nel giro del mastio corrono alcune finestre. Cose e luogo rivelano antico abbandono. Qua e là, alla rinfusa, armi di terra e di mare e strumenti di guerra d'ogni sorta: fornelli per la pece, blocchi di marmo per le catapulte, grossi balestroni, gomene, àrgani, àncore, arpioni, lanterne di navi ecc. Al lato sinistro della corte un gruppo di vecchia gente d'arme è intenta a riassettare strumenti di guerra e di caccia, mentre, al lato opposto, alcuni vecchi marinai riordinano e riparano utensili navali. Tutti indossano logore divise sulle quali è fregiato lo stemma degli Albenga: "scudo su laberinto". Sono essi gli ultimi rimasti di quel potente manipolo d'armati che difesero, un tempo, imbattibili, le terre ambite e i contesi mari di Liguria. Sugli spalti sono di vedetta due soldati, corno al fianco, picca sull'omero. L'abate Francesco legge, camminando, il breviario. Ippolito è fra la gente di mare, Giovanni nell'altro gruppo.
II: Lo stesso giorno, nel pomeriggio. La scena rappresenta la cripta sotto la chiesa del castello, dove sono raccolte le ceneri dei Finale-Albenga.La volta, alta, poggia sopra massicce colonne di pietra. Nel centro un basso altare con sopra la statua dell'Arcangelo Gabriele e quattro candelabri con ceri. Nel fondo una ricca gradinata scende dalla chiesa soprastante, ed è chiusa, al basso, da una porta pesante a due battenti. Addossate alle pareti o presso le colonne sono le arche funerarie. Ciascuna sarcofago ha scolpito, sul lato esterno, le effigi dei sepolti. Sul davanti, a destra, è l'avello più recente, con l'arca che racchiude le spoglie dei genitori d'ISora. Sulla sua parte esterna è un dittico a due valve in cui sono scolpite, a figura intera, le sembianze dei due sposi: in ginocchio, l'uno contro l'altra, le mani giunte nella preghiera, il viso rivolto al cielo. Al fianco dell'uomo sporge il capo un leone, ai piedi della donna è adagiato un levriere. Dinnanzi a ciascun sarcofago arde una torcia. All'esterno di ciascuna colonna, a mezzo il tronco, è fissato un gran disco di bronzo raffigurante lo stemma dei Finale: "Scudo su labirinto". E lo stesso è nel centro del paliotto dell'altare. Dal volto centrale scende unalieve e mite luce che incide di toni aurei le austere linee del tempio. La prota in fondo è socchiusa e dalla chiesa soprastante giungono le voci di un coretto di fanciulle, accompagnato dal suono di un vecchi oorgano. Ippolito e Francesco ravvivano e alimentano le fiaccole presso le arche e accendono i ceri sull'altare.
III: Sala grande del castello. Nel centro della parete di fondo, i nalto, un ampio finestrone a sesto acuto con vetro istoriato raffigurante l'Arcangelo Gabriele con la spada levata. Ai due lati di questo, ad altezza normale, due finestre più piccole, aperte verso il lido, attraverso le quali si scorgono lieti ciuffi di pini contro la chiarità marina. Nelle pareti laterali due grandi porte. La sala è in assestamento. Negli angoli sono ammucchiati vari seggioloni ricoperti di cuoio dorato; contro la parete di fondo, sotto il finestrone, è già disposta, sopra un palco, una ricca poltrona a guisa di tronetto. È pomeriggio. Nel cielo, che si scorge attraverso le finestre aperto, vaga qualche cirro contro l'azzurro terso. I servi, nelle loro sgargianti divise di gala, escono ed entrano, affaccendati negli ultimi preparativi pel grande ricevimento. Alcune ancelle sono intente a completare l'abbigliamente di Isora, che indossa, essa pure, un abito di gala. Il marchese Fabrizio, inerme, nel suo bel costume di condottiero, alterna ordini ai servi, consigli a Isora. Ranuccio è presso la finestra di sinistra e guarda fuori, unico viso torvo fra tanto giocondità.  
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