Fondo libretti - Conservatorio di musica di Padova

Belfagor

CLAUDIO GUASTALLA/ BELFAGOR/ COMMEDIA LIRICA/ IN UN PROLOGO, DUE ATTI, UN EPILOGO/ (dalla commedia di ERCOLE LUIGI MORSELLI)/ PER LA MUSICA DI/ OTTORINO RESPIGHI/ [fregio]/ G. RICORDI & C./ Editori - stampatori/ MILANO - ROMA - NAPOLI - PALERMO - LONDRA/ LIPSIA - BUENOS-AIRES/ PARIS - SOC. ANON. DES ÉDITIONS RICORDI/ NEW-YORK - G. RICORDI & CO., INC.

Type
Opera  
Carte
44  
Struttura Frontespizio
Copertina con illustrazione a colori  
Dimensioni
13 x 19,8 cm  
Editore
Ricordi G. & C.  
Num Editoriale
119040  
Stampa
Milano, 1923 (copyright)  
Segnatura
LIBRETTI/ BUSTA 63/ 8  
Libretto
Guastalla Claudio  
Musica
Ottorino Respighi  
Atti
Prologo, 2 atti, epilogo  
Scene
Prologo, 1; I, 1; II, 1; Epilogo, 1  
Personaggi Interpreti
L'ARCIDIAVOLO BELFAGOR (al secolo Signor IPSILONNE): Baritono; MAESTRO MIROCLETO, unguentario emerito e speziale: Basso; LA SUA CONSORTE, MADONNA OLIMPIA: Mezzosoprano; LE LORO FIGLIUOLE: CANDIDA: Soprano; FIDELIA: Soprano; MADDALENA: Soprano; IL MARINAIO BALDO: Tenore; L'ARCIPRETE DON BIAGI: Basso; LA SUA SERVA MENICA: Mezzosoprano; DUE VAGABONDI: UN VECCHIO; Basso; UN RAGAZZO: Soprano; IL MAGGIORDOMO DEL SIGNOR IPSILONNE  
Cori Comparse
COMPARSE: Gli invitati; i paesani; il Barone di Miramonti; il Conte di Valfiorita; Alichino; Servi; Muratori; Contadini  
Luogo
In un paese del litorale toscano. Quando non tutti i diavolo portavano le corna.  
Mutamento Scene
Prologo: La piazzetta di un piccolo paese del litorale toscano. A destra, su tre gradini, un'antichissima facciata di chiesa con il campanile da un lato e dell'altro la casa del prevosto. A sinistra la casetta dell ospeziale, con il portoncino a due battenti e sul fianco una finestra munita di inferriata. Nel mezzo della piazza una fontana con vasca adorna di mostri. Notte: una pallida alba lunare illumina quel poco orizzonte che vede; il resto è buio profondo. Baldo sguscia guardingo da destra, ansando; nel passare davanti alla chiesa si segna; traversa a passi di lupo, s'acquatta presso alla finestra della casetta dello speziale. Dopo un momento apparirà dietro l'inferriata Candida.
I: Una specie di strana sala un po' da pranzo e un po' da ricevere e che serve poi anche da cucina e da laboratorio farmaceutico nel lato destro, dove un arco largo e basso mostra l'interno della minuscolabottega dello speziale. Se ne vedono: la porta in fondo che dà sulla piazzetta; una controporta vetrata con la scritta Maestro Mirocleto Unguentario Emerito; il banco della vendita quasi sotto l'arco; e una finestra con inferriata (la stessa del prologo) a destra. L'arco ha una tenda da tirarsi. La grande stanza è molto ordinata a e pulita sul lato sinistro, sebbene la credenza in fondo, la tavola da pranzo e le seggiole nel mezzo, e un divano e poltrone sul davanti siano di aspetto assai povero. Invece il lato destro è disordinatissimo e sudicissimo: vi si ammucchiano mortai, bilance, storte, bacili, vasi, barattoli, scatole, serviziali, torchi, trepiedi, mucchi d'erbe secche e altri arnesi d'ogni sorta, fin sul davanzale d'una seconda finestra, fin sulla pietra del camino dove si mischiano stranamente loboratorio e cucina. Nell'angolo sinistro una vecchia scala di legno conduce al piano superiore. Nella parete sinistra un uscio. Sul davanti, a destra, presso il camino, una botola per la quale si scende in cantina. Quando si apre il velario, Candida è alla finestra e parla con Baldo che è fuori. La stanza è illuminata fiocamente da un lumino a olio posato sulla tavola da pranzo: dalla finestra entra la pallida luce del crepuscolo mattutino.
II: Sala ottagonale in una torre del castello del Signor Ipsilonne. Nel primo lato (a sinistra dello spettatore) una porta d'accesso alle stanze di Candida, poi un grande divano alla turca, un tavolinetto, due ampie poltrone profondoe e un paravento ricchissimo. Nel secon oalto, larga finestra che s'apre su un verone angolare: al verona si deve accedere anche dalla prima stanza dell'appartamento di Candida. Il verone è illuminato da torce; si intravvedono grandi chiome d'alberi e il mare lontano. Il terzo lato è tutto a vetrate: al di là grandi sale da ballo folgoranti di luce. Nel quarto lato un magnifico camino con sopra una pendola d'oro, e dinnanzi al camino altro tavolinetto e altre comodissime poltrone; sul tavolino tre bottiglie, una delle quale già vuota, e un ernome pezzo di dolce. Un ricchissimo lampadario acceso pende dal mezzo del soffitto: tutto nella sala è ricco, sfarzoso, sovraccarico d'oro, di ricami, di ornamenti barocchi. Si udranno voci lte e irose e un fracassìo di cristalli. Poi, mentre si apre il velario, si vedranno uscir dalle stanze di Candida tre cameriere vestite di rosso, con volti di bragia, e accorrere contro il signor Ipsilonne: gracidano confusamente alcun che in una lingua incomprensibile, fan gesti come per esprimere una ben ferma decisione e se ne vanno dal fondo in gran furia, come son venute. Il Signor Ipsilonne, agitatissimo, le accompagna con le braccia protese e con un rabbioso grido.
Epilogo: La piazzetta, come nel prologo. Sulla gradinata della chiesa è sdraiato un vagabondo dalla spessa barba grigia, ravvolto in un gran mantello e col cappuccio fin su gli occhi. Sopraggiungono Candida e Baldo seguiti da due giovani compagni: Baldo picchia alla porta di casa delprevosto, fin che s'apre la finestra e s'affaccia, rabbuffata e sonnolenta, Menica.  
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