Fondo libretti - Conservatorio di musica di Padova

Vanna Lupa

ILDEBRANDO PIZZETTI/ VANNA LUPA/ DRAMMA IN TRE ATTI/ [fregio]/ G. BARBÈRA - EDITORE/ FIRENZE

Type
Opera  
Carte
56  
Struttura Frontespizio
Copertina beige  
Dimensioni
13,6 x 21,8 cm  
Tipografo
Stamperia A. Benedetti  
Editore
Barbéra G.  
Stampa
Pescia, 1949  
Segnatura
LIBRETTI/ BUSTA 66/ 4  
Musica
Pizzetti Ildebrando  
Atti
3  
Scene
I, 1; II, 1; III, 1  
Personaggi Interpreti
I: VANNA dei RICCI dei TARLATI; VIERI dei RICCI, suo figlio; LAPO VELLUTI; SALVESTRA, mogli di Lapo; CATERINA, detta RIRINA, nipote e figlia adottiva dei Velluti; JACOPA, nutrice di Caterina; Le fanti di casa Velluti: NELLA, FIORA, NERA, TESSA; Tre famigli di Casa Velluti: PICCIO, ZANOBI, SIMONE; DUCCIO dei PAZZI; Il Notaio; I convitati: un baritono solo.
II: VANNA; VIERI; RIRINA; JACOPA; CILIA, l'ancella di Vanna; DUCCIO; III: VANNA; CILIA; VIERI; DUCCIO; IL PECORA, beccaio; BAROCCIO, tessitore; NELLO ALEMANNI; BINDO degli UBERTI; GIANNI degli ALBIZZI; PIERO STROZZI.  
Cori Comparse
ATTO II: frati; popolo; ATTO III: popolo  
Luogo
A Firenze, in un anno imprecisato fra la cacciata del Duca d'Atene (1343) e la sollevazione dei Ciompi (1379). Il dramma si svolge a mezzo maggio, dal mattino di un sabato alla sera del lunedì successivo.  
Mutamento Scene
I: Il cortile della casa dei Velluti, alla Costa a S. Giorgio. Dalla casa, che ha verso il cortile la sua facciata posteriore - la quale occupa circa metà del fondo della scena, dall'estremità di sinistra al centro - si esce nel cortile o per una porta a pian terreno, corrispondente, attraverso un androne interno, alla porta d'entrata dalla strada, o per una scala di pietra a una sola rampa, che, partendo dal basso, dall'angolo sinistro della scena conduce rasente il muro a una grande loggia ariosa sulla quale si aprono le stanze del piano di sopra. Alla casa è innestato un muro di cinta, che procedendo, in continuazione della facciata, verso destra, a oltre due terzi della larghezza della scena fa angolo e svolta, e viene avanti sino al proscenio, dove un boschetto di allori e cipressetti e qualche rosaio dà al cortile bellezza e grazia di giardino. Fra codesto muro di cinta e una fiancata - che chiude la scena a destra, di case basse intersecate da viottoli, al disopra delle quali si scorgono colline lontane, v'è una strettissima strada che sale dal proscenio sino al fondo, dove, svoltando a sinistra, là dove il muro fa angolo, sbocca sulla strada grande sulla quale la casa hauna facciata esterna. Si può uscire dal cortile su codesta straducola per una bassa porticina tagliata nel muro di cinta. Sul fianco sinistro della scena, ma congiunto alla casa grande, v'è un fabbricato basso ove sono la cantina e la dispensa, e a un livello un poco più alto la cucina dalla quale si discende in cortile per una scaletta fornita di balaustra di mattoni. Alla metà di maggio, circa due ore avanti il mezzodì di un sabato. Il cielo è tutto sereno e limpido, il sole caldo, i rosai in fiore. Alcni fanti - Bruna, Fiora, Tessa - sorvegliate da Jacopa, stanno apparecchiando la tavola, al centro sinistro del cortile, per il desinare che messer Lapo offre oggi ad alcuni parenti e amici per festeggiare la conclusione del contratto di nozze tra la sua nipote e figlia adottiva Caterina - detta Ririna - ed il giovane Vieri dei Ricci. Escono intanto dalla cantina tre famigli - Simone, Zanobi, Piccio - portando i due più anziani, Simone e Zanobi, una botticella di vino, e Piccio, un ragazzo, due cavalletti; e vanno ad accomodare la botticella sui cavalletti di destra della tavola. Continueranno poi per qualche tempo ad andare e tornare per portare altre cose: orci, bottiglie, vassoi.
II: In casa dei Ricci, al Prato d'Ognissanti, una stanza a pianterreno. Nel muro di faccia, grosso muro maestro, due finestre a strombo che danno su la strada, alte, da non poter da esse guardare fuori se non salendo i due scalini che vi stanno sotto, cavati nell ospessore del muro. Nel centro della parete di destra una porta dalla quale entra, attraversando un corridoio, chi viene dalla strada. Nella parete di sinistra due usci che immettono ad altre stanze interne. Pochi e austeri i mobili: un tavolo e alcune scranne, e due cassapanche rasenti la parete di destra, ai due lati della porta. È mattina. Dalle finestre esposte a levante i raggi del sole giungono sino al centro della stanza, riflessi dalla superficie lustra del tavolo. Presso il tavolo stanno Ririna e Jacopa, entrate or ora. Dal primo uscio di sinistra entra Cilia.
III: A un miglio da Firenze, fuori Porta alla Forca di Campo Corbolini, un praticello sotto l'argine occidentale del Mugnone. A oriente, cioè verso il fondo della scena, l'argine del fiume, alberato di salici e ontani, tra le fronde dei quali si intravedono le torri della città, e più oltre il colle di Fiesole e il monte Cèceri. A destra, appoggiato a un pilastro superstite di un antico acquedotto romano un casolare rustico che nel muro prospiciente la scena ha la porta d'ingresso e un'unica finestra. A sinistra una folta macchia di alberi, attraversata da un sentiero per il quale si sale all'argine ove trovasi, per attraversare il fiume, un provvisorio ponticello di legno. Davanti alla porta del casolare due panche e qualche sgabello, e un poco più in là, verso il centro della scena, alcuni tronchi di albero accatastati. È prossimo il tramonto. La luce andrà durante tutto il quadro a poco a poco ritraendosi dal piano della scena verso le colline in fondo, sino all'apparire delle prime stelle. Sono in scena Vieri - che sta seduto, evidentemente angosciato, su uno sgabello davanti la porta del casolare - e Duccio, or ora sopraggiunto, in piedi presso la catasta di tronchi.  
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