Fondo libretti - Conservatorio di musica di Padova

Oro, L'

ILDEBRANDO PIZZETTI/ L'ORO/ DRAMMA IN TRE ATTI/ RIPRISTINO 1946/ G. RICORDI & C./ MILANO/ ROMA - NAPOLI - PALERMO/ PARIS: S.A. des ÉDITIONS RICORDI/ LONDON: G. RICORDI & Co., (LONDON) Ltd./ NEW YORK: G. RICORDI & Co., Inc./ BUENOS AIRES: RICORDI AMERICANA S.A./ RICORDI BRASILEIRA S. PAULO/ ANNO MCMXLIII/ (Copyright MCMXLIII, by G. Ricordi & Co.)

Type
Opera  
Carte
45  
Struttura Frontespizio
Copertina in cartoncino bianco  
Dimensioni
15 x 22,2 cm  
Editore
Ricordi G. & C.  
Num Editoriale
125435  
Stampa
Milano, 1946  
Segnatura
LIBRETTI/ BUSTA 66/ 2  
Musica
Pizzetti Ildebrando  
Atti
3  
Scene
I, 1; II, 1; III, 1  
Personaggi Interpreti
GIOVANNI DEI NERI, Tenore; CRISTINA, Soprano; DONNA TERESA, Mezzosoprano; NONNO INNOCENZO, Basso; IL BAMBINO DI GIOVANNI E DI CRISTINA, di età fra i 4 e i 5 anni; MARTINO, Basso o Baritono; MORELLO, Tenore; IL MOLINARO LAZZARO, Basso; SILVESTRO RICCIO, Baritono; ANTONIO D'ALBINEA, Basso; PIETRO IL GROSSO, Basso; I DUE STRANIERI: Il Dottore, Baritono, Il Calvo, Tenore; DUE CERCATORI, Tenore e Basso  
Cori Comparse
Coristi solisti: un Tenore; un Baritono; un altro Baritono; un Basso. Coro: I rettori della Comunità di Carpineta; Il Popolo. Un coro di ragazzi e ragazze.  
Luogo
Sull'Altipiano di Carpineta: il I° e il III° atto a Campo di Fontovina, il II° al Pian dei Cerri. Oggi o ieri, o in un passato anche più lontano e imprecisabile.  
Mutamento Scene
I - III: A Campo di Fontovina: lo spiazzo del Quercione, davanti alla vecchia casa dei neri, che la gente dell'Altipiano chiama "il Castello", ma che è piuttosto una grande casa rustica, di pietra grigia e di legno, fiancheggiata da una torretta quadrata e cintata da un muro speronato. Si vede a sinistra dello spiazzo un tratto dell'esterno di codesto muro di cinta, col portone d'ingresso al quale si accede per una rampa semicircolare di quattro bassi, ma larghi gradini: e v'è lì presso una grande quercia, e sotto la quercia, tutt'intorno al tronco, una panca. A destra un bosco di querci, detto il bosco dei Pellegrini. In fondo, da sinistra a destra, scorre rapido e schiumoso il Sorga, attraversato da una ponte del quale si vedono le fiancate di tronchi d'albero incrociati. All'orizzonte, oltre la valle, alti monti roccosi verdeggianti di boschi nella parte più bassa. Ai primi di luglio. Pomeriggio. Cielo tempestoso. Aria umida e quasi fredda. Luce grigia, di tanto in tanto ravvivata da un fuggevole raggio di sole. I rettori della Comunità, una trentina di uomini già anziani, ma ancora vigorosi, vengono frettolosamente dal ponte sul Sorga, divisi in due gruppi, uno dei quali, il più numeroso, par capeggiato da Antonio d'Albinea, l'altro da Silvestro Riccio. Antonio si dirige risoluto verso il Castello, sale i gradini della rampa e picchia al portone del muro di cinta con battente di ferro che vi sta appeso. Il portone si apre e appaiono due fantesche.
II: Una radura sparsa di massi rocciosi e arbusti nella boscaglia di Pian dei Cerri, a mezza costa fra le sorgenti del Sorga e i primi contrafforti delel Cime Bianche. La boscaglia, di cerri e faggi, è più fitta a sinistra, dove si vede una sentiero per cui si discende alle sorgenti del Sorga e quindi all'Altipiano; più rada in fondo dove i cercatori hanno posto il campo, del quale si scorgono trasparire fra gli alberi alcune delle rozze tende e capanne di frasche. A destra, appoggiata a un grosso tronco che frondeggia sul tetto di essa, la baracca del Capo, che occupa quasi un terzo della scena e della quale si vede l'interno, e che ha la porta nella parete verso la radura, ad una finestrella nella parete verso il fondo. Dentro la baracca vi sono un tavolo e una scranna di legno grezzo, e un letto fatto di un pagliericcio steso sopra un'asse sostenuta da due bassi cavalletti, e una cassa. D'autunno già avanzato, sulla fine di settembre, tre mesi dall'atto precedente. Mattina ventosa e fredda, avanti il sorgere del sole. Le vette dei monti all'orizzonte già biancheggianti di neve. Nella baracca, steso su una coperta a lato della cassa e avvoltolato in un mantello sdruscito, dorme un uomo, Martino. Dal bosco dietro la baracca appare Giovanni, sospettoso e guardingo. Si ferma un momento: nessuno. Apre la porta, entra. Il servo si riscuote, si alza.
III: il cortile del Castello dei Neri, fra il Castello e il muro di cinta che dà sullo spiazzo del Quercione. La facciata del Castello è a sinistra, e non se ne vede che la metà, dalla porta d'ingresso, in primo piano, alla torretta conica che la termina all'estremo angolo sinistro della scena. Fra la mole tozza e rustica del Castello e codesta torretta v'è un arco sotto il quale s'apre un passaggio che mena ai granai e alle stalle. Nella torretta s'innesta il muro che cinge il cortile per tutto il fondo e il lato destro della scena. La porta per cui si esce su lo spiazzo è in fondo, ma non nel centro, anzi vicino all'angolo destro; le fronde del Quercione sopravanzano dall'esterno il muro. Nel mezzo del cortile un pozzo, con la sua vera di pietra grigia e la carrucola di ferro battuto: e a lato del pozzo un sedile di pietra. tTe giorni dopo il tremendo scoppio che ha sconvolto la montagna intorno al Campo dell'Oro e ha fatto fuggire a valle i cercatori, alcuni rimandendo nella fuga uccisi, alcuni altri feriti. Pomeriggio avanzato di una serena e dolce giornata di settembre. Il sole, benché già prossimo al tramonto, spande ancora intorno una mite luce dorata. Nel cortile, evidentemente in attesa di qualcuno che deve venire, sono una quaranatina di uomini, vecchi e giovani, i più dei Rettori della Comunità, fra i quali Antonio e Silvestro Riccio, e giovani dei vari Comuni, fra i quali Morello. E in mezzo ai Rettori sta Innocenzo, il Nonno. All'aprirsi della scena si ode passare di là dal muro una frotta di ragazzi e ragazze che attraversando lo spiazzo verso il bosco del Pellegrini cantano un'allegra canzone, interrotta da un cascar di fresche risa gioconde.  
Disponibile al prestito
Disponibile solo per consultazione