Fondo libretti - Conservatorio di musica di Padova

Fata Malerba, La

LA FATA MALERBA/ FIABA IN TRE ATTI/ DI/ FAUSTO SALVATORI/ PER LA MUSICA/ DI/ VITTORIO GUI/ [fregio]/ MILANO/ CASA MUSICALE SONZOGNO/ (Società Anonima)/ 12 - Via Pasquirolo - 12/ 1927

Type
Opera  
Carte
32  
Struttura Frontespizio
Copertina in cartoncino bianco con illustrazione  
Dimensioni
13,3 x 17,9 cm  
Tipografo
Tipografia della Casa Musicale Sonzogno  
Editore
Casa Musicale Sonzogno  
Stampa
Milano, 1927  
Segnatura
LIBRETTI/ BUSTA 67/ 16  
Libretto
Salvatori Fausto  
Musica
Gui Vittorio  
Atti
3  
Scene
I, 1; II, 1; III, 1  
Personaggi Interpreti
LA FATA MALERBA; GABRIOTTO, Contadino; PERONELLA, Contadina, sua moglie; MASETTO, loro figlio; ORETTA, loro figlia; IL PESCE ROSSO; IL RE; LA REGINA; LA REGINOTTA; L'ARALDO; L'ARCHIATRA, Medico di Corte; IL BUFFONE; BERNABÒ, Alabardiere; BIONDELLO, Alabardiere; GULFARDO, Alabardiere; BERGAMINO, Maestro di scuola; FORESE, Pastore; COSTANZA, Pastora, sua moglie; CICERONE, asino di Gabriotto; IL CARNEFICE; IL MAGGIORDOMO; LA VECCHIA; IL CANE FIDO  
Cori Comparse
La Corte; I Buffoni; I Giullari Moreschi; I Lanzi della Guardia; I Pastori; gli Alberi Parlanti  
Luogo
Nel reame del Sogno e della Fantasia  
Mutamento Scene
I: L'ORTO DI GABRIOTTO. - Nell'alba chiara di maggio, appare l'orto di Gabriotto con gli alberi fruttiferi che portano il fiore e il frutto, a guisa de' melorani, e sonmeli, peschi, susini, e questo avviene nel regno del Sogno e della Fantasia. Tra due alberi fronzuti, col sedile rotondo intorno alla scorsa rugosa, sorge la casetta agreste, bianca, con la porta e gli sportelli delle finestre verdi, e il tetto vermiglio. A mezzo il frutteto canta, con la voce liquida d'argento, una fontana, e nella vasca di pietra nuot il Pesce Rosso. Una siepe fiorita di vitalba e di biancospino, separa l'orto dalla strada. In fondo, un cancelletto rosso è chiuso sul sentiero dei campi, e un cane sonnecchia nel canile verde, presso il cancello. All'orizzonte si scorge la scuola, e biancheggia piccola e serena una chiesina, tra due cipressi aguzzi.
II: LA CORTE DEL RE. - La corte delle udienze, nel palazzo reale, ha paramenti di seta bianca trapunta a gigli d'oro. Sulla parete di fondo è disposto il trono, elevato su cinque gradini; il trono è di damasco verde nelle cornici d'oro, e di drappo sono coperti i gradini. Due porte, con stipiti di alabastroed usci dorati, sono intagliate nelle pareti laterali; e da due finestre a vetri colorati con le storie di Perseo e Andromeda, di San Giorgio e la Regina, penetra la calda luce meridiana, che fa verzicare, come un prato a primavera, il tappeto verde disteso sul pavimento. il Re, con la corona in testa, lo scettro in mano dritta, il mondo nella manca, e il manto d'ermellino sugli omeri, siede sul trono. È barbato, vestito d'unaporpora violacea, solenne come un idolo barbarico. Sopra un tronetto, alla sua destra, siede la Regina, in vesti azzurre, col manto di ermellino, la corona, e un cuscino di porpora sotto i piedi calzati con scarpette di lama d'oro. Ha gran noia sul viso imbellettato; moti giri di perle al collo, e un ampio ventaglio di penne di struzzo nella mano ingioiellata. A sinistra del re, in piedi sull'ultimo gradino, stail carnefice, alto membruto, con barba di rame ispida sulla faccia crudele, vestito di rosso, con un cappuccio rosso sulla testa dura, e una sferza in mano. A' suoi piedi luccica la scure affilata. Innanzi i gradini del trono, sopra un lettucciosoffice di cuscini policromi, a torni diversi dal giallo al violaceo, giace la Reginotta inferma d'insonnia e malinconia. Ha vesti bianche, e una ghirlandetta di roselline le cinge la fronte, le tempia, la capellatura bionda. Presso di lei sorge l'archiatra, il medico di Corte, in abito dottorale, ampio e nero, con la calotta magistrale sulla fronte calva. È lungo, magro, barbato giallo in viso e nelle mani, a pare un negromante.L'araldo, in roba d'oro, con la tromba d'argento a drappo rosso, stemmato d'oro, attende immobile l'ordine del Re. Le porte della sala sono custodie daiLanzi della Guardia, in armature d'acciaro e partigiane falcate. E i cortigiani sono folla nell'aula. Sonvi principi e baroni; famiglie d'antica signoria; dame di palazzo e cameriste maggiori; turchi, mori, ambasciatori di re stranieri; buffoni, giullari e valletti co nveltri, pappagalli e scimmie. L'udienza è aperta.
III: LA CAPANNA, L'OVILE E IL PASCOLO D FORESE. - L'armatura di legno della stanza ruscticale, coperta di canne battute e di scopiglio disposti a fasci in copertura del tetto alto, ad angol oacuto, è impostata sulla rovina antica di una costruzione murata. La capanna è ampia, dibelle proporzioni, di ordinata architettura agreste, e fornita di finestre e porta. Gli sportelli delle finesrte e gli usci dela porta, tinti d'una vernice verde, si disegnano netti e crudi sul giallo della facciata, dove canne secche intrecciate a stuoia e rafforxzate da fascinotti di scopiglio, compngono la parete sull'ossatura robusta della travi, incastrate ed erette sul rudere, che è basamento. La capanna mostra il suo profilo caratteristico in sul fianco sinistra di chi guardi la scena agreste, e innanziha una spiazzata pietrosa, dove l'erba spunta a fili ed a ciuffi tra sasso e sasso. nel fondo, sotto il pendio d una collinetta, c'è l'ovile, con la rete di spago bianco e grosso, alzata e disposta a ricovero ed a chiuso delle gregge. La collinetta sale sul cielo turchino, e porta in vetta un vecchio alloro, ancora vegeto e folto, e il tronco par bronzo lustro sotto la corona ramosa, spessa e frondeggiante di foglie verdi. un gran sole tondo e rosso diun color vermiglio, discende su l'alloro e a poco a poco tramonta calando dietro i lcolle. All'ovile viene un branchetto di pecore, condotto da un pastorello vlloso di pelli, conla zucca a fianco, lo zufolo alle labbra, il vincastro al pugno: innanzi a lui saltella i lcane e spinge le pecore nel chiuso. Presso la porta della casa rustica, appeso per la catena ad un cavalletto di tre assi di legno compatto e indurito, e deposto sopra due alari di ferro battuto, sta il paiuolo di rame, rotondo, cupo fuori, ma lucido di rame rosso nell'interno del vaso, con n manico di ferro uncinato e mobile. Il cavalletto è una armatura ditre travi squadrate, congnata a dforma di triangolo eitre capi delle tre assi, premendo l'una contro l'altra, servono di punto fisso da cui pende la catena fosca e grassa di fuliggine. Passa per l'aria violacea il suono do qualche zufolo pastorale, lontano e vicino, ed il tintinnio argentino delle campanelle degli armenti. Nel firmamento spunta, come una goccia di luce, la prma stella; sulla cmpagna si diffondono la pace e la malinconia del vespero tardo e dell'imminente sera.  
Note
Autore dell'illustrazione in copertina: G. CH.  
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