Fondo libretti - Conservatorio di musica di Padova

Cavalieri di Ekebù, I

I/ CAVALIERI/ DI EKEBÙ/ DRAMMA LIRICO/ IN 4 ATTI E 5 QUADRI/ LIBRETTO DI/ ARTURO ROSSATO/ DA "LA LEGGENDA DI GÖSTA BERLING"/ DI SELMA LAGERLÖF/ MUSICA DI RICCARDO ZANDONAI/ PREZZO LIRE 4.-/ (aumento compreso)/ G. RICORDI & C./ EDITORI/ ROMA - MILANO- NAPOLI - PALERMO/ LIPSIA - BUENOS AIRES/ PARIS: SOC. ANON. DES ÉDITIONS RICORDI/ NEW YORK - G. RICORDI & CO. INC.

Type
Opera  
Carte
49  
Struttura Frontespizio
Cop. in cartoncino con illustrazione a colori  
Dimensioni
13,3 x 19,6 cm  
Editore
Ricordi G. & C.  
Num Editoriale
119774  
Stampa
Milano, 1920  
Segnatura
LIBRETTI/ BUSTA 67/ 5  
Libretto
Rossato Arturo  
Musica
Zandonai Riccardo  
Atti
4  
Scene
I, 1; II, 1; III, 2 quadri; IV, 1  
Personaggi Interpreti
GIOSTA BERLING; LA COMANDANTE; ANNA; SINTRAM; CRISTIANO; SAMZELIUS; LIECRONA; LA MADRE DI ANNA; UN'OSTESSA  
Cori Comparse
CORO: Cavalieri; Fanciulle; Folla  
Luogo
In Ekebù, terra di Svezia - Epoca lontana  
Mutamento Scene
I: A destra, interno d'osteria: stanza bassa, dalle pareti di legno, rossastro, con un gran focolare a cappa, una porta a destra ed una a sinistra. Dal soffitto pende una lampada. Sul focolare rosseggia un fuoco moribondo. uscendo dalla porta di sinistra, si scende nello spiazzo, ampio e nevoso, che forma la seconda parte della scena. Spicca un gruppo di abeti, carichi di neve, sotto ai quali si vede il sentiero largo, che scende gradatamente verso la vallata. Oltre lo spiazzo, il sentiero riprende, salendo invece verso le officine ed il massiccio Castello di Ekebù, che dominano, lontani, la piccola altura. È l'ultima ora del crepuscolo. L'osteria è deserta. Soltanto, al focolare, sta seduta una donna. La lampada arde, velata. Fuori, l'ultimo sole illumina gli abeti e i comignoli di Ekebù fumanti contro il cielo grigio. Dal sentiero sale cantarellando un giovine che si appoggia agli abeti per reggersi; si avvicina ad un tavolo, che è appena fuori dall'osteria e si lascia cadere sopra una sedie, chiamando verso l'interno. Alla prima voce, la donna si alza dal focolar e si affaccia alla porta, guardando con diffidenza lo strano vagabondo.
II: Un'ampia sala del castello di Ekebù. A destra, quasi vicino al proscenio un'arcata, chiusa da una tenda di velluto e una finestra a vetri colorati; nel fondo una gran porta d'entrata. A sinistra, un largo focolare a cappa ed un'altra porta. Dal focolare pende una grossa catena che sfiora i ciocchi appena accesi. Sedie, sgabelli, cassapanche. Candelabri accesi sopra le mensole; uno, grande, pendente dal soffitto. Alla parete, uno specchio. Anna è nel mezzo della asala, attorniata dallo sciame delle fanciulle che stanno abbigliandola per la recita della commedia. un altro gruppo di fanciulle è inginocchiato intorno ad una cassapanca aperta, dalla quale traggono alla rinfusa delle robe; un altro gruppo sta addossato alla porta di destra, dialogando con la folla che vocia da fuori, per entrare. i tre gruppi, movendosi e rispondendosi, si mutano, si confondono, si ricompongono. Anna è grave e triste.
III, quadro primo: La fucina a volte basse ed ampie nel Castello di Ekebù. Sui pilastri d'unavecchia slitta rovesciata, i Cavalieri hanno adagiato il fondo di una carretta improvvisando così un desco, al quale ora siedono intorno irrequieti e ubriachi. Una carrozza sgangherata e senza una ruota pencola a sinistra di fianco alla mensa; e a destra, quasi vicino al fondo, rosseggia un fornello acceso, a mantice: le fiamme fumose avvolgono una gran caldaia di rame che s'illumina di tanto in tanto alle vampe azzurre del ponce. Quasi sopra la mensa, pende un grosso maglio a corsa che sembrerà un minaccioso pugno sospeso sopra i Cavalieri; due o tre incudini, infisse nei ceppi affumicati, spiccano qua e là; conficcate in terra, alcune lunghe tenaglie reggono nelle branche dei mozziconi di candela accesa che gittano strane ombre e bizzarre luci nell'ambiene grottesco e fantastico. È quasi la mezzanotte di Natale. Il pranzo dei Cavalieri è terminato. Cristiano sta pomposamente sdraiato a cassetta della vecchia carrozza, ubbriaco, tenendo in mano due boccali; Liecrona siede in disparte, sopra un'incudine, abbracciando il violino, come se cullasse un bambino, un terzo Cavaliere rimescola con una spatola dalla caldaia traendo fiamme dal ponce e tirando di tanto in tanto il mantice che soffierà sui carboni rossi illuminandoli; gli altri Cavalieri, in atteggiamenti grotteschi di ubbriachi, sono raccolto intorno alla tavola davanti alle ciotole fumanti. Qualcun va e torna dalla caldaia per riempire la ciotola vuotata. La porta d'entrata è nel fondo vicino al fornello./ quadro secondo: Notte limpida. Una luna passidissima tramonta sul lago lontano. Non nevica più. Si vede, a sinistra, la facciata buia e tozza della casa di Sintram. A destra, di fronte alla casa, nereggia un gruppo di pini sotto ai quali serpeggia un setniero che scomparirà come se discendesse in una valle. Una strada più larga nel fondo, oltre la quale - in basso - spiccano le pallide acque del Lewen specchianti la luna biancastra di fumi e le stelle luminose. Neve sugli alberi, sulla strada, e sulla spianata. Silenzio profondo. Seduta sui gradini della porta, illuminata da una lampada rossiccia che pende da una tettoia di legno, sta la Madre di Anna nell'atteggiamento queto e doloroso di chi aspetta senza disperare, rassegnatamente. Tutta la casa è buia, all'infuori di una finestra a pianterreno, sbarrata e illuminata all'interno da una lampada. Silenzio sempre. D'un tratto un suono fioco di sonaglier tremola nella notte, si avvicina rapido, squilla vivo e si allontana veloce. Al primo tocco la Madre leva il capo e ripete con dolcezza - senza muoversi - la domanda di tutta la notte.
IV: Un cortile nell'interno del Castello di Ekebù. A sinistra, un porticato di legno annerito dal fumo, che si stende in volte larghe, salendo dal proscenio, fin oal fondo. Ad ogni arcata corrisponde - a regolare distanza - una porta che lascerà intravvedere l'interno della fucina, il grosso maglio appeso al soffitto, il fornello a mantice, le incudini e le bocche lontane dei forni. La fucina è deserta. A destra, invece, si vede la facciata interna del Castello, in pietre ruvide e bigie. Ciuffi d'erbe appassite penzolano dagli spigoli e dai cornicioni; qualche pianta giallastra e moribonda è sulla piccola porta d'entrata, poco lontano dal quale c'è una bassa e lunga panchina di pietra, che fronteggia la prima arcata del portico. Presso a questa, spicca un rozzo sedile di pietra. Nel fondo, una cancellata di legno divide il cortile della strada, oltre la quale si distende la campagna arsa dalla siccità. Silenzio. Anna è seduta sul rozzo sasso vicino al portico, con un libriccino aperto sulle ginocchia. Ma non legge. È assorta e dolorosa ed ascolta le voci lontane che si avvicinano. Quando la folla sarà alla cancellata, ella nasconderà il volto fra le mani senza guardare e senza volgersi. La casa è serrata. Gli uomini, le donne e i fanciulli, avvicinandosi lentamente, sostando al cancello, entrando nel cortile a gruppi - sempre calmi e composti nel loro dolore - terranno in pugno brancate di foglie secche, fuscelli aridi, brandelli cenciosi che tenderanno verso la casa, ostilmente, e qualche volta verso Anna, che è sempre col volto sulle mani, immobile e dolorosa.  
Note
Autore illustrazione: C. Isari  
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