Fondo libretti - Conservatorio di musica di Padova

Parisina

PARISINA/ TRAGEDIA/ LIRICA DI/ GABRIELE/ D'ANNUNZIO/ MUSICATA/ DA PIETRO/ MASCAGNI/ CASA/ MUSICALE/ LORENZO/ SONZOGNO/ IN MILANO/ COPYRIGHT MCMXIII

Type
Opera  
Carte
52  
Struttura Frontespizio
Cop. in cartoncino con illustrazione a colori  
Dimensioni
13 x 18,4 cm  
Tipografo
Reggiani Enrico  
Editore
Casa Musicale Sonzogno  
Stampa
Milano, 1913 (copyright)  
Fondo
Enrico Giachetti  
Segnatura
LIBRETTI/ BUSTA 18/ 9  
Libretto
D'Annunzio Gabriele  
Musica
Mascagni Pietro  
Atti
4  
Scene
I, 1; II, 1; III, 1; IV, 1  
Personaggi Interpreti
NICOLÒ D'ESTE; UGO D'ESTE; PARISINA MALATESTA; STELLA DELL'ASSASSINO; ALDOBRANDINO dei RANGONI; La figlia di Nicolò di Opizzi detta LA VERDE  
Cori Comparse
I compagni; le sonatrici; le fanti; i garzoni; i cacciatori; i canattieri; gli uomini d'arme; gli incappati; i corsali; i monaci  
Luogo
Emilia Romagna  
Mutamento Scene
I: LA VILLA ESTENSE NELL'ISOLA DEL PO. Per le sovrapposte logge del palagio appariscono le fanti e i garzoni ai telai, alle opere dell'ago, alle opere dei profumi, ai giuochi, ai concerti, aggruppati e atteggiati come saran più tardi sotto il reggimento di Borso nei freschi di Schifanoia. Ciascuna piccola compagnia ha la sua foggia, il suo officio, la sua voce corale; e tutte per entro l'architettura aerea vivono quasi sciami in uno smisurato alveare. Nel barco estense - che si spande con i suoi vivai, con i suoi serbatoi, con le sue peschiere, sino ai margini dell'siola, Ugo d'Este, il figlio del Marchese Nicolò III e di Stella dei Tolomei, si esercita al tiro della balestra con uno stuolo di nobili suoi coetanei. Sovente egli sbaglia il segno e s'adira. La Verde, una delle soprastanti, nella loggia intona i cori con un suo strambotto lamentoso. Ciascuna compagnia risponde a contrasto, con forza crescente, sì che di risposta in risposta la tenzone delle voce inasprendosi nell'urto della rima iterata assume una veemenza selvaggia.
II: LA SANTA CASA DI LORETO. Appare la Casa di nazarethe, la semplice casa di Gioachino e di Anna, costrutta di pietre rossastre, con una porta, con una finestre, con un focolare, con un altare, quella che nella notti di maggio gli Angeli traslatarono su le loro ali alla spiaggia di Schiavonia e nella notte di decembre all'opposta riva, alla marca di Ancoa, entro la selva dei lauri. Per la porta spalancata si scorge brillare tra i torchi e le lampade la Vergine nera scolpita nel legno di cedro dalla mano di Luca Evangelista, coperta dalla preziosissima veste intessuta d'oro e di gemme. Le mura degli Ospizii s'alzano dietro il Santuario. Di là dal laureto splende il Mare Adriatico. In contro al recinto, ove i monani e i sacerdoti ricevono le offerte, è spiegato il ricco padiglione della pellegrina di ferrara, distinto dalle Aquile e dei Fiordalisi estensi. Presso il lmitare del padiglione tre donzelle sedute, con su le ginocchia gli organi portatili, suonano e cantano. Quivi è Parisina; e la figlia di Nicoloà di Oppizi,la Verde, le acconcia i capelli. S'approssima l'ora della Salutazione angelica, nel vespro di maggio. S'ode una cantilena di marinai. Le vele latine rosseggiano in mare. La cantilena del remo e della vela si mesce alle litane degli Ospizii, alle laudi della chiericaia. L'aria, presso e lontano, arde tutta quanta melodiosa.
LA CAMERA "A URSI" IN BELFIORE. La camera è profonda e ricca. Il gran letto è involto nelle cortine. I doppieri sono spenti. Sola arde una lanterna posta sul pavimento, di contro alla porta. Parisina è a giacere in un tappeto, presso la lanterna. Poggiati i gomiti, stretto dra le pugna chiuse il capo, inganna l'attesa leggendo il Romanzo di Tristano. il lume rischiara la faccia intenta e il libro aperto sul corpo dell'arpa come un leggio. Il rimanente è nell'ombra. Sopra una scranna la Verde sembra sonnecchiare. La finestra alla notte bella e all'orezzo [sic] dei verzieri in fiore. Credendo udire il passo furtivo presso la soglia che il lume basso segna d'una riga indicatrice, Parisina sobbalza, si leva su i ginocchi e ascolta palpitante. Giunge sul vento notturno alcun lembo d'un coro noto, ma remoto.
IV: LA TORRE DEL LEONE. Appariscono le Segrete in fondo di torre. Un archivolto sopra due pilatri tozzi, aperto nella muraglia maestra, lascia scorgere il luogo della giustizia a traverso un saldo e rude cancello di ferro. Un'apertura verticolare, lunga e stretta come una balestriera, è l'unico occhio del carcere; ma non vi passa alcun barlume, essendo ancora notte, poco innanzi mattutino. Quivi è il ceppo apprestato, e il giustiziere co' suoi manigoldi e con l'altra sua gente; e i torchi v'ardono. Alcuno non è di qua dalla muraglia, di qua dall'arco inferriato. Chiuso è l'usciolo che dal lato manco dà accesso a questa parte. Ugo e Parisina sono di làdal cancello, in piedi entrambi, allacciati così che sembrano indissoblubili. La voce di lei, nella gola che sta per essermozza, è fresca come il giubilo dell'allodola.  
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