Fondo libretti - Conservatorio di musica di Padova

Siberia

SIBERIA/ DRAMMA IN TRE ATTI DI L. ILLICA/ MUSICA DI/ UMBERTO GIORDANO/ [fregio]/ MILANO/ EDOARDO SONZOGNO, EDITORE/ 14 - Via Pasquirolo - 14/ Entered according to the Act of Congress/ in the year 1903 by Edoardo Sonzogno, Editore, in the office/ of the Librarian of Congress at Washington.

Type
Opera  
Carte
34  
Struttura Frontespizio
13,5 x 20  
Dimensioni
Cop. in cartoncino bianco cm  
Tipografo
Tipografia della Società Editrice Sonzogno  
Editore
Casa Musicale Sonzogno  
Stampa
Milano, 1905  
Fondo
Lascito Pistorelli  
Segnatura
LIBRETTI/ BUSTA 13/ 6  
Libretto
Illica Luigi  
Musica
Giordano Umberto  
Atti
3  
Scene
I, 1; II, 1; III, 1  
Personaggi Interpreti
ATTO I: Stephana, Vassili, Gleby, Valitzin, Alexis, Nikona, Ivan, il banchiere, Misinski / ATTO II: Stephana, Vassili, la fanciulla, lo Starosta, il capitano, il sergente, il cosacco / ATTO III: Stephana, Vassili, Gleby, Valitzin, l'invalido, Lispravnik, l'ispettore  
Luogo
ATTO I: A Pietroburgo, nella prima metà del secolo XIX. Nell'agosto, all'alba della festa di Sant'Alessandro./ ATTO II: Alla frontiera, fra Siberia e Russia. La poloo-tappa da Omsk a Kolyvan./ ATTO III: In una casa di pena nell miniere della Transbaikal.  
Mutamento Scene
I: LA DONNA. Nella "Rotonda" della elegante palazzina, regalata dal principino Alezis Frouwor a Stephana, la "Bella Orientale", Nikona veglia inquieta aspettando la sua padrona in compagnia di Ivan, uomo di fiducia, maggiordomo, cameriere, ecc. Già, fuori, dalle chiese, le campane hanno preannunziata la imminente alba della "Festa di Sant'Alessandro". I traktir hanno preparata la gran gioia russa tenendo cantina aperta tutta la notte! Notte di esaltazione sempre fittizia di popolo alla vigilia di una guerra, specie poi nel popolo russo: esaltazione eccitata da brindisi di votka e di poncini all'aria aperta, mantenuta alta e viva da canzoni che sembrano di gioja e in fondo tradiscon e rivelano tristezza, sconforto e la brama di oblio. I soldati dei reggimenti in partenza per la Turchia hanno ai melanconici canti dei mugiki, ingombranti sempre fedelmente tutti i traktir della capitale prima, durante e dopo ogni festa, uniti i gloriosi canti di guerra. [...]
II: L'AMANTE. La poloo-tappa. Alla frontiera della Steppa della Fame da Omsk a Kolyvan. Il paesaggio è triste, la neve copre ogni cosa: poche betulle; tutto quanto rimane dei famosi "viali di Caterina". Qui appunto, per questa apparenza di vegetazione, il governo russo vi ha situata una poloo-tappa per i condannati, vale a dire: una capusola pel Comando di convoglio e per l'Ispettorato dei trasporti, una tettoia angusta pel posto di guardia, e per tutto kazerm, rifugio dei condannati che passano, due tozzi pali governativi a strisce nere e bianche. Il posto pel Comando e la tettoja a sinistra; la strada, la grande strada postale, la Wladimirka, sbocca a destra; fa bruscamente angolo dietro una forte ineguaglianza del suolo e si perde lontana verso l'altra poloo-tappa, quella di Mariinsk. Casupola, tettoja, pali, tutto è dipinto a strisce nere e bianche e questi due colori risaltano scialbi in quella tristezza delle cose e fanno perfino livido il candore della neve. La Wladimirka vi risalta tumultuosamente disegnata dai solchi profondi e fangosi delle telegas e dei tarantass e dalle impronte esagerate, fantastiche di orme e di piedi umani e di zampe ferrate di cavalli. A sinistra una vedetta d'avamposti. La pietà umana o la superstizione russa, ove la Via Siberiana si spezza, ha eretta una chasoonaya. La neve ha ricoperta la sacra immagine dell'anconetto, e l'ikon su quel palo pare piuttosto un simbolo, rassomiglia a un patibolo. A destra è un pilastro che segna il limite della frontiera; qui finisce la vita e comincia la tundra. Una lapide da cimitero. Tutti i condannati vi hanno scritto sopra la epigrafe di un addio o di una bestemmia. La Wladimirka si perde lontana avvallandosi nelle ineguaglianze del suolo, entro la steppa senza vegetazione ove non alligna che la garitta e il palo governativo che indica la direzione e la distanza della tappa.
III, L'EROINA: L'interno della "Casa di Forza" nelle miniere del Trans-Baikal. La gran porta di cinta, ossia la porta principale d'ingresso è nel fondo, a sinistra, diagonalmente, presso al corpo di guardia dove vigilano sentinelle e sta di piantone un ufficiale presso la garitta a strisce bianche e nere. A sinistra, un fabbricato piatto, a un piano solo: contiene due vaste camerette e la cucina pei forzati della sezione particolare, deportati cioè della categoria civile, uomini marchiati in fronte e privi di diritti civili, la sezione peggiore. Codesto kazerm ha finestre piccole, munite naturalmente di solide spranghe di ferro. Nel primo piano alcune casupole abitate da piccole famigliole di condannati della categoria civile che hanno ottenuto il permesso di far vita a parte. Avanti a codesto fabbricato si apre una specie di piazzale abbastanza vasto ed è qui appunto che i forzati si mettono in rango per la verifica e per l'appello. Gli scavi di sotto rimangono nel fondo; giù in basso, dove il terreno si avvalla, segnato dalle orme parallele delle ruote delle piccole carriuole che disegnano così una confusione di piccole straduzze sparse qua e là, ingombro di rottami e tronchi d'albero, tutto ad un tratto bruscamente scompare come in un abisso, laggiù è il pozzo. E' laggiù che i forzati estraggono l'oro, e laggiù la gran botte mobile infaticata tortura per quegli esseri che hanno finito di essere creature e non sono più che cespiti di renditi per lo Stato! E' laggiù la gran miseria di tutti i diversi idiomi dei diversi popoli della Russia che non esprimono più che l'odio e il dolore. A destra qualche casetta angusta, meschina; sono le abitazioni dei deportati della sezione militare che non hanno perduto i diritti civili e che in via di "grazia suprema" hanno ottenuto di vivere separati; alcuni, quasi tutti, sono seguiti fin qui a volontaria prigionia dalle moglie, dalle famiglie. Son dette le isbe del "comando libero". La prima casupola è appunto quella assegnata a Vassili, e sta di fronte proprio al kazerm dei deportati della sezione civili e porta il n. 107. Dalla porta di cinta, dietro il corpo di guardia, si diparte la gran palizzata che, seguendo le accidentalità del suolo, ora si sprofonda e sparisce come inghiottita dalla terra, ora riappare più lontana, come una lunga biscia bianca e nera. Fuori, per l'accidentalità del terreno, si scorge gran parte della campagna siberiana, e un piccolo villaggio siberiano sparso di basse e bianche capanne, colla piccola chiesa e il campanile dal tetto dipinto di azzurro. (E' il Sabato Santo; un sole di primavera intiepidisce un po' l'aria. L'ispettore di sezione passeggia, le mani dietro il dorso. Un invalido, zoppo e vecchio, guarda l'ispettore e la casa N. 107.)  
Note
Pagina 50 comprende due facciate e così pagina 55. Timbro: "Biblioteca Liceo Musicale Cesare Pollini - Padova".  
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