Fondo libretti - Conservatorio di musica di Padova

Cena delle beffe, La

La Cena delle Beffe/ POEMA DRAMMATICO IN QUATTRO ATTI/ DI/ SEM BENELLI/ MUSICA DI/ UMBERTO GIORDANO/ [fregio]/ MILANO/ CASA MUSICALE SONZOGNO/ (SOCIETÀ ANONIMA)/ 12 - Via Pasquirolo - 12

Type
Opera  
Carte
32  
Struttura Frontespizio
Cop. in cartoncino con illustrazione  
Dimensioni
14 x 18,7 cm  
Tipografo
Tipografia della Casa Musicale Sonzogno  
Editore
Casa Musicale Sonzogno  
Stampa
Milano, 1925; 1924 (copyright)  
Fondo
Lascito Pistorelli  
Segnatura
LIBRETTI/ BUSTA 13/ 3  
Libretto
Benelli Sem  
Musica
Giordano Umberto  
Atti
4  
Scene
I, 1; II, 1; III, 1; IV, 1  
Personaggi Interpreti
GIANNETTO MALESPINI, Tenore; NERI CHIARAMANTESI, Baritono; GABRIELLO CHIARAMANTESI, Tenore; IL TORNAQUINCI, Basso; IL CALANDRA, Baritono; FAZIO, Baritono; IL TRINCA, Tenore comico; IL DOTTORE, Baritono comico; LAPO, Tenore; UN CANTORE (interno), Tenore; GINEVRA, Soprano; LISABETTA, Soprano; LALDOMINE, Mezzosoprano; FIAMMETTA, Soprano; CINTIA, Mezzosoprano  
Cori Comparse
Staffieri dei Medici; Servi del Tornaquinci  
Luogo
L'azione si svolge a Firenze ai tempi di Lorenzo il Magnifico.  
Mutamento Scene
I: A Firenze, in casa di uno dei Tornaquinci, Cavalier Speron d'Oro. Una sala da pranzo, con armi ai muri, e bandiere in angolo. In faccia, a destra, un camino di pietra scolpita con alari. - A sinistra, sempre in faccia, attraverso il muro larghissimo la finestra aperta sugli orti, le case, le torri, il colle di San Miniato. Un uscio per ogni lato: da quello di destra si va nelle cucine: da quello di sinistra nell'interno della casa e alla porta di fuori. Ornamenti semplici ed eleganti. - Alle mura fregi ad affresco. I servi apparecchiano la tavola, dispongono le sedie. Il Calandra, il maggiore di loro, è attento all'opera con somma coscienza. È finito il tramonto: aria rossa di sera sui colli e la città. - I servi recano i lumi. Verso la fine dell'atto, notte di luna. È maggio. Il Tornaquinci entra recando nella mano un libro socchiuso come chi ha interrotto allora la lettura: si pone a sedere sopra un seggiolone, in disparte.
II: Anticamera di Ginevra. Nella casa della donna si scorge la signoria dell'uomo. La stanza ha sensi di voluttà. La mobilia è grave, ma pur mollemente ampia: profonda la cassapanca; ricco lo scrigno per le armi corte e le cose preziose; comode le seggiole. La parete in faccia non ha che una finestrella elegante in alto ed è tutta ornata di un affresco raffigurante un giardino d'amore, che si svolge anche sulle pareti laterali. A destra la camera di Ginevra; poi, verso il fondo, un uscio; conduce verso la porta maggiore. - A sinistra l'uscio di camera. È di prima mattina./ III: Uno degli stanzoni sotterranei del Palazzo de' Medici: un antro di belle linee; ma scuro e triste. Da una colonna snella e solida nel mezzo sbocciano gli archi che compongono la stanza. Le pareti sono di calce e di pietra, senza altri ornamenti. In faccia, a destra, una porta conduce al piano di sopra per una scaletta visibile: sopra la porta un occhio dal quale pure si vede la scala ripidissima. Nella parete di sinistra un'altra porta più grande. Non ci sono mobili, tranne qualche cassa, qualche cosa inutile, usata. È il pomeriggio: la luce di fuori giunge fiochissima. Due torcie meglio rischiarano l'azione. Staffieri nel fondo della scena. Giannetto e il dottore in avanti. il Dottore è vestito all'usanza comica del tempo./ IV: La stessa scena del secondo atto. È notte.  
Disponibile al prestito
Disponibile solo per consultazione